7 e-commerce su 10 non rispettano la legge, l’analisi di Alessandro Vercellotti

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Il settore e-commerce continua a crescere, sono sempre più le persone che scelgono di fare acquisti online! Ma è sempre una scelta sicura? Non sempre! In Italia, infatti, 7 e-commerce su 10 non rispettano la legge.

Nel 2022 le vendite online sono cresciute del 20% rispetto all’anno precedente. Vendere online però, non è esente da una serie di regole da dover osservare per tutelare i consumatori e i loro dati personali.

Però, le aziende e i negozi di e-commerce che lavorano in Italia, rispettano realmente le leggi sull’e-commerce?

A rispondere a questa domanda, una ricerca svolta dallo studio Legal for Digital, che ha analizzato 50 e-commerce appartenenti a società italiane. I dati però non sono per nulla confortanti: 36 aziende e-commerce non rispettano le normative italiane ed europee per la vendita online!

Solo 14 aziende su 50 rispettano le leggi sull’e-commerce

La ricerca è stata svolta analizzando 50 e-commerce che operano in mercati differenti (shop online di abbigliamento di lusso e casual; e-shop di elettronica; piattaforme di corsi di formazione; etc.).

Durante l’analisi gli esperti di Legal for Digital, come Alessandro Vercellotti (Avvocato del Digitale®), hanno verificato se le diverse piattaforme di e-commerce rispettavano: il trattamento dati personali (GDPR), il Codice del Commercio Elettronico (la norma cardine per la vendita online), il Codice del Consumo (valido per gli shop B2C).

Sulla base di queste analisi solo 3 siti di aziende italiane su 10 rispettano tutte le normative legali in vigore per gli e-commerce, con termini e condizioni di vendita completi che tengano conto di tutti i diritti del consumatore, un flusso di trattamento dati personali in linea con quanto richiesto dal GDPR ossia dalla Normativa Privacy Europea.

Le criticità più rilevanti nel mondo dell’e-commerce in Italia

Analizzando i diversi siti di e-commerce in Italia si sono evidenziate alcune criticità, spesso comuni tra le diverse piattaforme. Per essere più precisi prendiamo ad esempio, l’analisi di un e-commerce: uno shop online di elettronica.

Prendendo ad esempio un e-shop di elettronica di un’azienda italiana è possibile vedere come: dopo aver inserito il prodotto nel carrello, ad esempio un’aspirapolvere, provando e acquistando lo stesso prodotto senza registrarsi alla piattaforma vengono chiesti in modo corretto i dati personali per accedere alla spedizione.

Allora dov’è che sorge il problema? Al momento dell’inserimento dati: nome, cognome, indirizzo di spedizione, e-mail, numero di telefono, sono tutti raccolti senza che venga richiesto il consenso al trattamento dati, ne venga segnalato in che modo saranno trattati, entrambe azioni necessarie a livello di rispetto della privacy.

Il GDPR richiede alle aziende una corretta gestione delle informazioni e prevede che l’utente sia informato sull’uso e anche sul modo in cui saranno conservati i propri dati personali.

Per assolvere a questo obbligo in genere ci sono delle check box da spuntare con frasi del tipo “acconsento al trattamento dei miei dati personali come indicato della privacy policy”, ma in questo sito; invece, era presente solo il pulsante “continua”.

Nella schermata successiva emerge il fatto che i dati personali sono stati effettivamente salvati dalla piattaforma che infatti li ripropone all’utente per la verifica, prima di condurlo sulla pagina del pagamento.

La normativa privacy europea prevede che già la raccolta di un dato personale senza l’eventuale successivo utilizzo sia comunque un trattamento legalmente rilevante che necessita di un consenso dell’utente.

La volontà sul conferimento di questi dati da parte dell’utente deve essere un’azione affermativa, come con la spunta sulla check box di cui si parlava prima, e il consenso deve essere preventivo e informato; quindi, l’utente deve sapere in anticipo come verranno utilizzati i suoi dati e per quali finalità.

Questo è solo un esempio di e-commerce da rivedere a livello legale ma tra i 50 siti italiani sono stati trovati siti errori per non dire “orrori legali” quali: Termini e Condizioni di Vendita senza diritto di reso che invece è obbligatorio per i consumatori, oppure, trattamenti dati personali fermi ancora all’ex Decreto Legislativo 196/2003, peccato che dal 25 maggio 2018 ci sia il GDPR!

Inoltre, non bisogna dimenticare che pochi giorni fa è diventata legge anche in Italia, dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri, la Direttiva Omnibus europea su sconti e recensioni che rivoluzionerà la vendita online. Quando si adegueranno le aziende italiane a questa novità legislativa se ancora oggi ci sono ancora tanti problemi?

E-commerce: non solo criticità. Alcuni rispettano le regole al meglio!

Va detto che al contrario ci sono e-commerce che garantiscono un alto grado di rispetto delle normative, da andare oltre le stesse, con azioni pensate per riuscire a tutelare al meglio l’utente durante il processo di acquisto.

Ad esempio, un’azienda che vende abbigliamento di lusso, presenta un e-commerce in regola e con accorgimenti anche al di sopra delle leggi imposte dall’Europa e dall’Italia.

 

Su questo e-commerce nella prima fase del check-out dell’e-commerce l’utente viene informato non solo del trattamento dati, ma anche delle azioni di marketing che vengono attivate. Ad esempio, informa l’utente che nel caso in cui non si completi l’ordine si riceverà un’e-mail per recuperare il carrello abbandonato.

Dare informazioni chiare e precise in questo modo, fin da subito, è sinonimo di trasparenza e invoglia l’utente più informato sui suoi diritti ad affidare senza preoccupazioni i suoi dati personali allo shop online.

Come possono adeguarsi alle normative gli e-commerce Italiani?

Tra Gdpr, Codice del consumo, Codice del commercio elettronico, Direttiva Omnibus, la vendita online è diventata un’attività legalmente complessa per qualsiasi azienda italiana.

La soluzione può essere solo un’ottima preparazione sul diritto del digitale, non solo dei legali interni, ma anche di chi lavora in ambito marketing per garantire una corretta tutela dei clienti ed evitare pesanti sanzioni che possono arrivare fino al 4% del fatturato aziendale!

Avere un sito rispettoso delle regole e direttive in materia, aiuta anche a fidelizzare gli utenti e migliorare la loro esperienza d’acquisto. Infatti, oggi l’utente medio è sempre più informato dei suoi diritti e spesso nota anche minimi errori legali, segnalandoli all’autorità competente.

Dunque, sia per l’immagine della propria azienda sia per evitare pesanti sanzioni è sempre più importante oggigiorno per gli e-commerce tutelarsi e tutelare gli utenti che fanno acquisti online raggiungendo alti traguardi di sicurezza e rispetto dei diritti del consumatore.

Per maggiori informazioni:

Legal for Digital : https://legalfordigital.it/

Alessandro Vercellotti : https://www.linkedin.com/in/alessandrovercellotti/

Email: [email protected]

Tel: 0250309610

 

Ufficio stampa Rankister.com