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Fabio Splendori: il fatturato come indicatore imperfetto nella valutazione delle PMI

25/02/2026

Fabio Splendori: il fatturato come indicatore imperfetto nella valutazione delle PMI

Fabio Splendori analizza perché il solo fatturato non basta a valutare la solidità delle PMI e richiama l’attenzione su marginalità, liquidità, debiti aziendali e controllo di gestione.

Nel sistema produttivo italiano, il fatturato continua a rappresentare il parametro più immediato per descrivere la dimensione di un’impresa. Nei confronti pubblici e nei bilanci, la crescita dei ricavi viene spesso interpretata come sinonimo di progresso. Tuttavia, secondo Fabio Splendori, questa equivalenza rischia di essere fuorviante, soprattutto per le PMI italiane.

La centralità del fatturato risponde a una logica comunicativa semplice: è un dato chiaro, comparabile, facilmente divulgabile. Ma la solidità aziendale non si esaurisce in una cifra.

Dimensione non significa stabilità

Per Fabio Splendori, uno degli errori più diffusi consiste nel confondere la crescita dimensionale con il rafforzamento strutturale. Un aumento dei ricavi può convivere con una riduzione della redditività operativa e con un incremento delle tensioni finanziarie.

«La dimensione può aumentare anche quando l’equilibrio si riduce», osserva Splendori. «Il punto non è quanto si fattura, ma quale struttura sostiene quel fatturato».

Quando l’espansione commerciale non è accompagnata da un adeguato controllo dei costi e da una pianificazione finanziaria coerente, l’impresa rischia di esporsi a squilibri progressivi.

Margini e qualità del business

Nel ragionamento di Fabio Splendori, la vera discriminante è la qualità del business generato. Non tutte le commesse producono lo stesso valore. Alcune contribuiscono alla costruzione di margini sani; altre erodono risorse e capitale organizzativo.

Accettare contratti a bassa redditività per sostenere il volume può generare un effetto distorsivo: il fatturato cresce, ma la capacità di generare utili si indebolisce.

Per stakeholder, istituzioni finanziarie e investitori, l’attenzione dovrebbe spostarsi su indicatori come:

  • marginalità lorda e operativa
  • cash flow generato dall’attività caratteristica
  • indice di copertura del debito
  • equilibrio tra costi fissi e variabili

Sono questi parametri a raccontare la sostenibilità reale.

Debiti aziendali e crescita finanziata

Un altro elemento centrale nell’analisi di Fabio Splendori riguarda l’evoluzione dei debiti aziendali. La crescita del fatturato comporta spesso un aumento del capitale circolante: maggiori crediti verso clienti, maggiori scorte, maggiore esposizione.

Se la marginalità non è adeguata, il ricorso al credito diventa strutturale.

«Il debito è uno strumento legittimo. Ma se diventa la condizione necessaria per sostenere l’operatività ordinaria, il modello va rivisto», sottolinea Splendori.

In uno scenario di tassi variabili e mercati incerti, questa dipendenza riduce la resilienza aziendale.

Il controllo di gestione come strumento strategico

Secondo Fabio Splendori, il controllo di gestione rappresenta la differenza tra crescita percepita e crescita governata. Monitorare la redditività per cliente, analizzare la struttura dei costi, verificare il punto di equilibrio consente di anticipare criticità e correggere la rotta.

Non si tratta di un approccio burocratico, ma di una scelta di leadership imprenditoriale. La capacità di leggere i numeri in profondità permette decisioni consapevoli, anche quando comportano la rinuncia a fatturato non profittevole.

Una prospettiva per il territorio

Le PMI costituiscono l’asse portante dell’economia locale italiana. La loro stabilità incide direttamente su occupazione, filiera produttiva e tenuta del sistema economico territoriale.

La riflessione proposta da Fabio Splendori invita a superare una visione esclusivamente quantitativa della crescita e a promuovere una cultura fondata su equilibrio economico-finanziario, margini sostenibili e gestione responsabile del debito.

In un contesto caratterizzato da complessità crescente, il fatturato resta un indicatore importante. Ma, come evidenzia Splendori, è solo una parte della storia. La vera solidità si misura nella capacità di trasformare i ricavi in valore stabile, autonomia finanziaria e prospettiva di lungo periodo.